Attacco francese a Roccacasale e battaglia di San Terenziano
Il 26 marzo 1796 Napoleone Bonaparte, giunto al quartier generale di Nizza, costituisce l’armata d’Italia con l’intento di dar vita alla campagna d’Italia per conquistare la penisola. L’esercito napoleonico inizia la propria discesa di conquista verso sud. I napoleonici male armati e male equipaggiati dopo appena un mese sbaragliano le truppe di Re Vittorio Amedeo III di Savoia costringendolo all’armistizio.
Napoleone si prepara a scendere verso il Regno delle Due Sicilie. Ferdinando IV, allora re di Napoli, conscio dell’imminente attacco, diede inizio alla preparazione delle truppe borboniche. I primi scontri videro l’esercito borbonico completamente impreparato: fu subito sbaragliato dai francesi che marciavano alla volta di Napoli; mentre Ferdinando IV abbandonò il comando scappando a Palermo, l’esercito borbonico o quello che ne rimaneva furono lasciati allo sbando.
Il 3 dicembre 1798 ha inizio l’occupazione militare d’Abruzzo da parte dei Francesi, che da Pescara marciavano verso Sulmona per poi continuare verso Napoli. Il comando francese era affidato al Generale Filiberto Duhesme. Gli abruzzesi rimangono fedeli al borbone, e sentono alto il valore della patria e della religione; iniziano ad armarsi spontaneamente e ad aggregarsi in piccole bande attorno ai cosiddetti capimassa. Il Duhesme divide le sue truppe in 3 colonne: tutte marceranno su tre direzioni diverse per ricongiungersi a Sulmona e di lì proseguire con altri reggimenti francesi verso Napoli.
La colonna condotta dal Gen. Rusca deve attraversare la Valle Peligna e arrivare a Sulmona il 15 Gennaio 1799. I francesi, che fino ad allora ebbero una facile avanzata senza resistenza, dopo il sacco tremendo e sanguinoso di Popoli iniziarono ad avanzare verso la Valle Peligna. Nel contempo, il capomassa Giuseppe Pronio di Introdacqua aveva radunato circa 700 uomini per sbarrare la strada alla colonna francese. Il barone di Roccacasale Giuseppe Maria De Sanctis, che rientrava a Roccacasale con i suoi cavalieri dopo le battaglie del pescarese, venne avvicinato dal Pronio che gli offrì il comando del suo piccolo esercito popolare.
Si preparava in quei giorni del dicembre del 1798 l’offensiva ai francesi che si preparavano ad entrare nella Valle Peligna. I Francesi, dopo il sacco di Popoli, avanzavano nella Gola di Intramonti, dall’alto del bosco circostante, l’attuale complesso che domina la valle sottostante e l’ingresso nella Valle Peligna, inizia una fiera sassaiola con l’ausilio di fucili e sciabole, si dà inizio ad un forte attacco alla colonna francese. La resistenza all’avanzata francese durò 5 giorni ma fu tutto reso vano dall’arrivo dei rinforzi inviati dal Generale Duhesme.
Questa battaglia passerà alla storia come la battaglia di San Terenziano. Il 5 Gennaio 1799, sabato, i francesi sbaragliano la resistenza delle truppe del Barone De Sanctis e del Pronio e entrano nella Valle Peligna, per ritorsione assaltano l’abitato di Roccacasale e il castello che era rimasto sguarnito di un’opportuna difesa.
I Francesi dilagano nelle vie del paese uccidendo a colpi di sciabola e fucile quanti incontrarono e dando alle fiamme il castello di Roccacasale dopo averlo depredato. Tutti gli abitanti del castello, per lo più donne e bambini parenti del Barone De Sanctis impegnato nella battaglia di San Terenziano, furono uccisi. Fra i cittadini dopo il passaggio dei Francesi si contarono 17 vittime, fra le quali Don Donato Taddei il quale con la croce in mano uscendo dalla chiesa di San Michele Arcangelo e intimando ai Francesi in nome di Dio di fermarsi fu colpito da un colpo di sciabola che lo decapitò.
Di seguito si riporta un documento dell’archivio parrocchiale di Roccacasale sui tragici fatti del 5 gennaio 1799:
“Il 5 gennaio 1799, il giorno di sabato e propriamente alla vigilia dell’Epifania, furono uccisi dai Galli — con nostra rabbia e paura per cui fummo costretti a prendere la fuga sui monti e per questo siamo rimasti incolumi — i seguenti uomini: Reverendo Don Donato Taddei, curato, 77 anni; Sante Colarocco, marito di Di Marco Domenica, di Alessio, 60 anni circa; Donantonio Colarocco, marito di Sclocco Apollonia, 44 anni; Crescenzo d’Eliseo, marito di Manini Rosa, 38 anni; Francesco Anzellotti di Donantonio, 21 anni; Giovanni Battista di Giambattista, di anni 70 e sua moglie Caterina Silla, anni 60; Rocco Marotta, 72 anni; Felice Amabile, figlia di Rocco, marito di Anzelotti Palma, di Bernardino, 30 anni; Valentino Marotta, 24 anni; Angelo Sclocco, marito di D’Ascanio Angela, figlia di Domenico, 40 anni; Matteo D’Eliseo, 24 anni; Andrea Casasanta, ‘combustus fuit’ (fu trovato bruciato), 79 anni; Giuseppe Di Dionisio, marito di Marotta Geltrude, anni 63; Andrea D’Ascanio, marito di D’Isidoro Serafina, anni 35; Giovanni Di Vico, marito di Gizzoni Lucia, anni 64; Andrea D’Angelo, anni 35.
Lo stesso giorno il Paese fu evacuato e dato alle fiamme dai sopraddetti Galli e ai morti è stata data sepoltura perché morti per la fede Cristiana e propriamente sepolti nella Chiesa della Madonna delle Grazie. Firmato: Don De Vincentis Costantino” (Archivio Parrocchiale — Roccacasale).